.Il Supramonte: Oliena, Villaggio nuragico di Sa Sedda ' e sos Carros

Oliena, Villaggio nuragico di Sa Sedda ' e sos Carros
  • Tipo - Villaggi nuragici
  • Nazione - Italia
  • Regione - Sardegna
  • Provincia - Nuoro
  • Comune - Oliena
  • Località - Sa Sedda ' e sos Carros
  • Data compilazione - 1 marzo 2006
  • Autore - Graziano Caputa

Ubicazione/Come arrivare

Dalle sorgenti di Su Gologone si percorre la strada di cemento che si addentra nella Valle di Lanaittu proseguendo fino a giungere ad un bivio con segnalazione della deviazione verso destra; si prosegue ancora superando un ponticello e giungendo a uno spiazzo dove si parcheggia in prossimità della struttura di accoglienza; si percorre infine il breve pendio a destra giungendo all'area archeologica.

Informazioni Turistiche

Gestione
Lanaitto e Cultura s.n.c.
Cell. 3281941204

Descrizione

Incastonato nella splendida Valle di Lanaitto il villaggio di Sa Sedda’e sos Carros, letteralmente “il punto di passaggio dei carri”, venne alla luce alla fine degli anni ’70 del XX secolo;  si rivelò subito molto importante per la presenza di tracce legate all’attività di fusione e lavorazione dei metalli in età nuragica. Le indagini successive misero in luce diverse capanne, riunite intorno ad un cortile, di forma approssimativamente circolare, a costituire un isolato. Una capanna in particolare (il vano i) spicca sulle altre per la sua architettura singolare e la sua funzione rituale di tipo religioso. Si tratta di un ambiente circolare, definito “fonte”, caratterizzato da murature interne realizzate con blocchi isodomi bicolori - di calcare bianco e basalto scuro - dal taglio accurato. I blocchi di durissimo calcare sono locali mentre quelli di basalto, squadrati accuratamente, sono stati trasportati per chilometri, verosimilmente dal vicino altopiano di Gollei.

Pavimentato in modo altrettanto accurato, il vano contiene al centro una vasca (“bacile”) monolitica circolare - in arenaria - con foro d’uscita per l’acqua, originariamente decorata sul bordo da tre colombelle in bronzo su un perno a chiodo. Nello spessore murario, lungo la circonferenza della capanna, è ricavato un canale che conduceva fin dentro il vano un flusso d’acqua.

Tutt’intorno alle pareti  corre un sedile in pietra e - a circa un metro d’altezza - si ha l’alternanza tra stipetti trapezoidali e 7 delle originarie 9 sculture che rappresentano teste di mufloni, realizzate ad altorilievo. Queste ultime presentano un foro, in corrispondenza del muso dell’animale, attraverso il quale l’acqua - che giungeva nella capanna dal canale ricavato nello spessore murario - poteva zampillare entro il bacile posto sul pavimento. In vicinanza della capanna i,   ad una quota superiore, si trova una grande struttura circolare gradonata che fungeva da grande vasca per le abluzioni cerimoniali ; da qui partiva anche il canale che andava ad alimentare d’acqua il tempietto.

Sulla base dei confronti con strutture simili - scoperte in altre località sarde - e delle fonti antiche sui riti praticati dai Sardi, questo vano è interpretabile come un ambiente dove poche persone partecipavano a riti religiosi, forse di carattere domestico, che prevedevano l’uso dell’acqua sacra. L’acqua era elemento principale di purificazione o mezzo utile per distinguere l’innocente dal colpevole in casi di giudizio: agli accusati sarebbero stati bagnati gli occhi con l’acqua sacra che avrebbe causato l’accecamento del reo lasciando illeso l’innocente. Dallo scavo provengono reperti bronzei nuragici di ottima qualità ed anche pezzi unici: spiccano le barchette votive (navicelle) ed un vaso per versare liquidi a forma di otre di pelle terminante con una testa di un toro.

Il primo impianto della struttura risale al Bronzo Recente (XIII-XII secolo a.C. circa) ma, dopo diverse modifiche all’architettura dovute anche al cedimento di una parete, a partire dal Bronzo Finale (XII-IX secolo a.C. circa), il vano cambiò la sua originaria destinazione cultuale divenendo un ripostiglio per oggetti di bronzo frammentari. Il ricco ripostiglio, che conteneva oltre 150 chili di bronzo destinati ad un nuovo ciclo di lavorazione, potrebbe essere legato ad un’officina fusoria che sorgeva nelle vicinanze dell’abitato. Gli oggetti, pur frammentari, mostrano una eccellente qualità nella tecnica di esecuzione; si segnalano un askos  in lamina bronzea con protome bovina, una navicella di notevoli dimensioni con protome cervina e la splendida protome di muflone di un’originaria navicella. Sono inoltre presenti altre tipologie di manufatti: spilloni, immanicature di strumenti da lavoro e di armi, contenitori emisferici in lamina bronzea, un pezzo d’ambra non lavorata e vaghi di collana dello stesso materiale. L’esigenza di dare continuità al culto spinse la comunità a proseguire i riti all’interno di un altro vano dall’interno del quale proviene una mensa di trachite ellittica con 4 coppelle disposte a croce ed una al centro con foro per lo scolo dei liquidi.

Cronologia

Età nuragica: dal Bronzo Recente alla prima Età del Ferro (XIII-IX secolo a.C. circa)

Bibliografia

M.A. Fadda, Il Museo Archeologico Nazionale di Nuoro, Collana “Sardegna Archeologica”, Serie Guide e Itinerari

Oliena, Villaggio nuragico di Sa Sedda ' e sos Carros Su Tempiesu, Disegno ricostruttivo
Opere collegate
Barca nuragica

Navicelle bronzee

Askos

Askos bronzeo

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