.Il Supramonte: Oliena, Villaggio prenuragico di Biriai
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Informazioni TuristicheLa visita all'area archeologica è libera. DescrizioneSull'altopiano di Biriai, in coincidenza con un rilevo, sorge l’importante sito omonimo. L’importanza dell’insediamento consiste nell’associazione tra le strutture dell’abitato ed un singolare luogo di culto, ambedue della cultura eneolitica di Monte Claro (2.500-2.300 a.C. circa), senza sovrapposizioni di altre fasi archeologiche, cosa che - allo stato attuale – si riscontra di rado in altri siti coevi della Sardegna. Il luogo di culto viene definito “luogo alto”, in quanto intorno ad un’emergenza rocciosa naturale sono state realizzate alcune cinte murarie e in una serie di strutture artificiali che l'hanno parzialmente modificato e/o integrato, con terrazzamenti ed elementi di tipo megalitico. Intorno l’area è divisa in due settori, uno dei quali lastricato. In particolare presso l’ingresso del luogo sacro, esposto ad est (verso il sorgere del sole), sono collocati i resti di 3 menhirs da porre in relazione con gli altri nove divisi in due gruppi (a sud-est e a nord-est). Dei 12 menhirs complessivi (lunghi dai 2 ai 6 m.) 11 sono in granito locale ed 1 in basalto estratto ad una certa distanza, nell’altopiano del Gollei; 2 soli sono ancora eretti (nel settore lastricato suddetto). L’area sacra è da considerare come un santuario zonale. All’esterno dell’area sacra sono evidenti filari di pietre di terrazzamento ed i profili delle capanne del villaggio. Le strutture abitative - ne sono state identificate e parzialmente scavate una trentina - coprono quasi interamente la sommità della collina ed una parte delle sue pendici, indiziando così la verosimile grande densità demografica. Le capanne sono di grandi dimensioni (tra i 30 ed i 65 mq. ) e presentano planimetrie complesse, a base rettangolare. Gli ambienti interni - disposti sullo stesso asse - sono 3 o 4: ingresso con corridoio piattabandato, vano centrale ed ambiente di fondo spesso absidato; al centro dell’abitazione nel pavimento è presente una pietra levigata o una “buca di palo” entro la quale trovava alloggiamento il palo centrale che sosteneva le travature del tetto. Lo schema semicircolare, “absidato” , presente spesso nelle capanne di Biriai trova confronto con quello realizzato nelle anticelle delle tombe ipogeiche del Neolitico Recente ed Eneolitico dette domus de janas. Per quanto riguarda la vita quotidiana della comunità si deduce, sulla base dei reperti rinvenuti in gran quantità, uno sviluppo notevole dell’agricoltura (forse più rilevante rispetto all’allevamento) sull’altopiano circostante: sono state rinvenute infatti centinaia di macine, in basalto e trachite, talvolta reimpiegate addirittura nella costruzione dei muri delle capanne, in banchine o nei focolari. Il quadro dei rinvenimenti è piuttosto articolato, restituisce punte di freccia in ossidiana, asce ed accette per lo più in pietra verde, elementoi per la filatura e tessitura e numerose tipologie di recipienti e manufatti ceramici. In particolare la ceramica indica l’appartenenza della comunità di Biriai alla facies (aspetto archeoplogico locale) della Sardegna centrale, estesa dall’Oristanese al Dorgalese, della Cultura di Monte Claro, caratterizzata in particolare da alcuni tipi di decorazione a punteggiature, a spina di pesce ed a rametti. Nell’insediamento è documentata anche la scultura in pietra, con l’abbozzo di una protome bovina in granito. A Biriai, sulla sommità di uno spuntone roccioso, ma ben distinto dal sito eneolitico, sorge un nuraghe complesso; ai piedi del colle sono infine presenti i resti di un pozzo sacro nuragico. CronologiaCultura Monte Claro - Eneolitico Evoluto (2.500-2.300 a.C. circa) Bibliografia
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