.Il Nuorese: Orune, Fonte sacra di Su Tempiesu
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Ubicazione/Come arrivareDa Cagliari-Sassari-Olbia, lungo la SS 131 bis in direzione Nuoro, vi sono due possibilità: 1. Uscita Nuoro, poi innesto per la S.S. 389 Bitti-Orune (km 25). 2. Uscita diretta per Orune, poi S.P. 51 (km 12. Da Orune, seguire le indicazioni per la fonte sacra di Su Tempiesu. Informazioni TuristicheGestioneCooperativa L.A.R.CoTel./Fax 0784276716Cell. 328/7565148http://www.sutempiesu.itcooplarco@tiscali.itDescrizioneLa fonte sacra di Su Tempiesu fu scoperta casualmente nel 1953 e divenne subito oggetto di un primo intervento di scavo archeologico. Negli anni 1981-86 la Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro ha ripreso lo scavo ed ha effettuato indispensabili lavori di restauro. La struttura venne realizzata - verosimilmente in due fasi - allo scopo di captare e incanalare una vena sorgiva che sgorgava tra due ripide pareti di scisto; inizialmente doveva rispondere essenzialmente a finalità pratiche di approvvigionamento idrico per le vicine comunità del nuraghe S. Lulla e del villaggio verso la vallata di Marreri. Successivamente, nel Bronzo Finale, (intorno al XII sec. a.C.), la trasformazione in luogo di culto deve aver fatto convergere nel sito le numerose popolazioni nuragiche della vallata dell'Isalle. Anche a Su Tempiesu ritroviamo la planimetria tripartita tipica dei pozzi sacri: vestibolo, scala e la “camera d’acqua” (o canna del pozzo) coperta a tholos. Il vestibolo di pianta rettangolare è delimitato dai due piedritti che si innalzano con andamento obliquo e un notevole restringimento verso l'alto del paramento interno. Il vano, strombato verso l'esterno e pavimentato con lastre di trachite in lieve pendenza, presenta lateralmente due banconi-sedile formati da blocchi affiancati che si appoggiano ai piedritti; in questi ultimi sono presenti due stipetti rettangolari. Alla sommità il vestibolo presenta due archetti monolitici, elementi decorativi incassati nei piedritti. La facciata del tempio presenta una singolare copertura a doppia falda; questa - appoggiandosi alla parete naturale di scisto - copre l’edificio costituendo un timpano a triangolo acuto con doppia cornice, alla cui base è realizzata una doppia gronda scolpita nei blocchi. In origine il timpano era concluso all’apice da un blocco tronco piramidale che nella parte superiore recava infisse 20 spade votive in bronzo, saldate negli incavi con colate di piombo. Dal vestibolo una scala trapezoidale, formata da piccoli gradini, introduce al piccolo vano con copertura a tholos che raccoglie l’acqua sorgiva. La base lastricata di questo ambiente presenta una fossetta circolare di decantazione per cui le acque si mantengono sempre limpidissime. Le acque che traboccano si raccolgono al di sotto, in una piccola conca dalla quale passano poi in una canaletta che - attraversando obliquamente il lastricato del vestibolo - le conduce verso una seconda struttura di raccolta dell’acqua che riproduce, in scala minore, la costruzione maggiore. Questo pozzetto è realizzato in uno dei muri - curvilineo e molto irregolare, realizzato con blocchi di trachite e con filari di scisto - che delimitano l’area antistante la fonte più interna. Nel muro sono presenti due piccoli stipetti e due lastre sporgenti in funzione di mensole. Anche in questo pozzetto, con imboccatura sovrastata da un archetto monolitico, ritroviamo una canaletta con gocciolatoio in steatite ed una fossetta di decantazione. Proprio da questo pozzetto provengono numerosi reperti votivi offerti alla divinità delle acque: bronzetti figurati, spilloni, braccialetti, anelli, stiletti miniaturistici, spade, “bottoni” ecc. Si ipotizza infatti che questo spazio esterno fosse destinato ai fedeli mentre quello più interno fosse utilizzato esclusivamente dal personale addetto al culto. Ai lati della struttura principale due vani sono interpretati, sulla base dei numerosi bronzi rinvenuti, come ambienti di disimpegno e come deposito degli ex voto. A notevole distanza ed in posizione di forte dislivello rispetto alle strutture del tempio sono documentate murature di contenimento e canalizzazioni che conducono le acque nella valle sottostante. Dal punto di vista costruttivo la fonte di Su Tempiesu è realizzata con conci “a coda”, ossia blocchi isodomi di trachite e di basalto, lavorati a martellina, con taglio obliquo nella faccia e leggero aggetto di uno sull'altro - che crea una profilo dentellato detto “a denti di sega” - messi in opera senza uso di malta. I blocchi sono stati trasportati da una distanza compresa tra i 10 e i 14 chilometri attraverso la vallata del fiume Isalle in quanto nell’area del monumento sono presenti soltanto lo scisto ed il granito. I blocchi del vestibolo e della piccola scala della fonte principale erano uniti da verghe di piombo per impedire l’infiltrazione dell’acqua tra i blocchi e la sua dispersione. Nella maggioranza dei casi in origine i blocchi presentavano due bugne “mammelliformi”: proprio il ritrovamento di numerose bugne scalpellate dopo la posa dei blocchi ha permesso di definire che la loro funzione originaria era quella di elementi atti alla presa e messa in opera dei conci dai quali venivano successivamente eliminate. I reperti provenienti dagli scavi, alcuni dei quali (vaghi d’ambra e reperti confrontabili col mondo villanoviano) dimostrano l’apertura delle popolazioni locali agli scambi con l’esterno, sono conservati presso il Museo Nazionale Archeologico di Nuoro. CronologiaEtà nuragica - Dal Bronzo Recente alla prima Età del Ferro (XII-IX secolo a.C. circa) Bibliografia
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