.Il Nuorese: Bitti, Complesso nuragico di Romanzesu-Poddi Arvu
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Ubicazione/Come arrivareDa Bitti si prende la S.S. 389 in direzione di Buddusò e, all'altezza del km 54,2, si svolta a destra (strada asfaltata); si prosegue per circa 2 km quindi si gira a destra e si segue la segnaletica turistica fino all'area archeologica. Informazioni TuristicheOrarioEstivo: lunedì-sabato 9-13, domenica 9,30-13 e 15-19,30 Invernale: lunedì-sabato 8,30-13 e 14,30-18; domenica 9-17 CostoBiglietto: intero € 3,10, ridotto € 2,10, gruppi e scuole € 1,60; Cumulativo “Romanzesu” e “Museo della Civiltà Contadina e Pastorale”: € 3,60 GestioneCooperativa Istelaicell. 3333211346http://www.coopistelai.comComune di Bitti: 0784-415124http://www.comunedibitti.itculturaspettacolo@comunedibitti.itDescrizioneIl villaggio nuragico di Romanzesu-Poddi Arvu sorge su un altopiano granitico nella parte più elevata dell'agro di Bitti. Nel 1919 l’archeologo Antonio Taramelli dava notizia dell’insediamento descrivendo l'omonimo pozzo nuragico tornato alla luce durante lavori di ricerca d'acqua. L’intervento della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro ha in anni recenti riportato alla luce un vero e proprio santuario, esteso per circa sette ettari, che anticamente accoglieva i pellegrini di un vasto areale. Il complesso comprende un centinaio di capanne e diverse strutture per il culto: un pozzo sacro, 2 templi a megaron, un altro vano rettangolare, una grande capanna con muro divisorio interno, ed un vasto spazio cerimoniale contenuto in un grande recinto. Il pozzo sacro presenta una struttura a tholos (pianta circolare e copertura cupoliforme); la tessitura muraria, in blocchi di granito, molto irregolare, poggia sulla roccia dove sgorga la sorgente. Il vano circolare del pozzo è lastricato e dispone di una panchina per tutta la circonferenza. Sul lato nord sono affiorati due piccoli bétili (cippi rappresentanti la divinità legata ai riti della fertilità) in granito ancora in posizione eretta e, sul lato sud, un terzo betilino. A partire dal vano scala del pozzo, verso l'esterno si snodano delle strutture gradonate che delimitano spazi curvilinei lungo un canalone naturale (lungo 42 metri) adiacente e un grande bacino subcircolare con una gradinata di sei filari. Questa grande vasca circondata dai gradoni, in origine lastricata, raccoglieva l'acqua del pozzo quando essa superava il livello della scala e probabilmente era utilizzata per abluzioni rituali; i riti purificatori dei Sardi vengono ricordati da varie fonti letterarie, in particolare dal geografo Solino (III sec. d.C.) che evidenzia pratiche ordaliche (richiesta d'intervento divino) soprattutto per giudicare delitti contro la proprietà. L'area del pozzo ha restituito ceramiche riferibili all'età del Bronzo Recente e Finale (fine XIII-IX sec. a.C.). A monte dell'area del pozzo sacro sono state oggetto di indagine archeologica alcune grandi capanne del villaggio nuragico risalente alle fasi evolute del Bronzo medio (XVI sec. a.C.), e quindi più antiche del pozzo sacro: tutte a pianta circolare presentano una pavimentazione lastricata, sedili di pietra lungo la circonferenza, grandi focolari centrali. Sono stati esplorati, inoltre, due templi a megaron veri e propri ed una terza struttura rettangolare che ha però l’ingresso su uno dei lati lunghi. Il primo tempio a megaron (quello maggiore) presenta una planimetria del tipo doppiamente in antis (cioè con i muri laterali della cella prolungati ad anta in facciata e sul retro), con un vestibolo rettangolare ed un unico vano rettangolare; le ante della parte frontale sono però costituite da muri curvilinei. In corrispondenza del vestibolo i muri esterni sono segnati da una bassa panchina di rincalzo. Lo scavo ha documentato tre distinte fasi edilizie. Nella seconda fase (XIII-XI sec. a.C.) un tamponamento della parte anteriore per, la costruzione di una facciata rettilinea, chiude l'area dell'originaria parte in antis. Nel vestibolo così ottenuto vengono costruiti due allestimenti, a sezione di cerchio, che sostengono e delimitavano probabilmente dei contenitori adoperati come riserva d'acqua per le abluzioni rituali. Nell'ambito di una terza fase di vita del tempio (X-IX sec. a.C.) viene abbattuta la facciata rettilinea costruita nella fase precedente, mentre la medesima area anteriore del megaron è ora delimitata da muri curvilinei che aumentano sensibilmente lo spazio utile del precedente vestibolo rettangolare. Vengono obliterati i due allestimenti a sezione di cerchio e la vecchia soglia d'ingresso. In questa fase il tempio a megaron conosce probabilmente un graduale abbandono per una diversa destinazione d'uso non esclusivamente religiosa. A sudest del megaron si trova un grande recinto sacro a pianta subellittica al quale si accede attraverso un ingresso che conduce a una struttura di muri perfettamente concentrici; questi formano un corridoio che, con andamento labirintico, sembra introdurre in un ambiente circolare posto al centro. Questo vano centrale conserva una parte di pavimentazione lastricata su cui poggiava un basamento circolare probabilmente per sostenere un elemento architettonico funzionale al culto. Tale ambiente circolare centrale, in origine coperto con tetto a spiovente conico, costituiva una sorta di sacello riservato al “sacerdote stregone”. Tra i reperti rinvenuti in questa struttura si segnalano un modellino di torre nuragica in terracotta e diverse migliaia di ciottoli fluviali di quarzo rossiccio, conservati proprio in corrispondenza della capanna centrale, che indicano una misteriosa variante dei rituali religiosi ampiamente documentati nei tempietti a megaron e nei vari templi nuragici esplorati negli ultimi anni nel Nuorese. La datazione dei materiali raccolti conferma la realizzazione e la frequentazione del grande recinto nell'età del Bronzo Recente e Finale (fine XIII-IX sec. a.C.). CronologiaEtà nuragica (dal XVI al IX sec. a.C). Bibliografia
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