.Il Marghine: Macomer, Necropoli ipogeica di Filigosa
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Ubicazione/Come arrivarePartendo dalla SS 131 all'altezza di Macomer, si prende la direzione del centro abitato e da lì si raggiunge la periferia Nord. Poco prima di arrivare all'Ospedale Civile, si svolta a destra in una stretta strada asfaltata che conduce alla collina di Filigosa sulla quale sorge il nuraghe Ruggiu. Informazioni TuristicheAccessoLa visita all’area è libera. Visite guidateOrario: estivo 9-13 e 15-19 (su prenotazione orari extra); invernale 10-13 (apertura il giovedì, venerdì, sabato e domenica) tel. 0785-790800/56 (biblioteca), 0785-746034; 340-3285316Tamuli s.r.l., Macomer infotamuli.archeo@tiscali.itIngresso € 2 (intero), € 1 (ridotto); Visita guidata € 4 (ridotto € 1,50) DescrizioneLa necropoli è scavata alle pendici meridionali di un’altura tufacea, alla periferia di Macomer, sulla sommità della quale sorge il nuraghe Ruggiu. Scoperta e scavata scientificamente nel 1965, da Ercole Contu, la piccola necropoli consta di sole 4 tombe ma, nella letteratura archeologica sarda, è molto nota per aver dato il nome alla cultura eneolitica di Filigosa (2.900-2.700 a.C. circa). Con questa Cultura archeologica inizia l’Età del Rame (o Eneolitico) della Sardegna, caratterizzata da un generale impoverimento del tenore di vita, da un’avanzamento nelle conoscenze metallurgiche e da un aumento della conflittualità nelle comunità; perdurano alcune convinzioni religiose alle quali è legata la prosecuzione dell’uso o la realizzazione delle tombe ipogeiche del tipo a domus de janas di tradizione tardo neolitica. I ritrovamenti effettuati nelle tombe di questa necropoli hanno fornito un contributo fondamentale alla comprensione di questa fase della preistoria sarda. Le tombe di Filigosa sono concentrate al piede della collina (tombe I-III); solo una (t. IV) si trova a quota maggiore, più vicina al nuraghe Ruggiu. Tutti e quattro gli ipogei presentano alcune caratteristiche comuni: l’escavazione su un piano orizzontale come l’accesso ai vani preceduto da un corridoio scavato nella roccia (dromos), lo sviluppo longitudinale e la presenza del focolare scolpito nel pavimento. Le dimensioni totali, il numero dei vani e la loro disposizione, i dettagli sono invece variabili. Il numero di vani varia, ad esempio, da 2 (t. III) a 8 (t.I). La maggiore tra le tombe, per dimensioni e numero di vani (8), è la numero I con dromos lungo quasi 12 metri, vani quadrangolari con setti divisori in leggero rilievo, focolare con margine anulare in rilievo e coppella (fossetta emisferica) centrale. La tomba è quella che ha restituito il contesto archeologico più significativo, per l’appartenenza esclusiva alla cultura di Filigosa e per l’alto numero di reperti; i reperti consistono quasi esclusivamente in vasellame ceramico - piuttosto semplice, raramente decorato (impressioni digitali, graffiti…) - un minuscolo vasetto in legno, una capocchia di terracotta, forse di ago crinale, un anellino in argento. Ai corredi funerari si associavano resti umani con ossa scarnificate che attestano la pratica della deposizione secondaria, ossia dopo la consumazione delle parti molli per esposizione del corpo agli agenti atmosferici o con altri sistemi. Dopo i primi interventi, nuovi scavi sono stati condotti negli anni '80 e ’90 del XX secolo da Alba Foschi. CronologiaEneolitico Iniziale (2.900-2.600 a.C. circa) Bibliografia
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