.Il Sarcidano: Esterzili, Tempio a megaron di Domu de Orgìa
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Ubicazione/Come arrivareOltrepassato l'abitato di Esterzili si prosegue per circa 1 km diretti verso il Monte Santa Vittoria, quindi si svolta a sinistra in una strada in salita. Arrivati alla cima del monte, si svolta a destra seguendo l'indicazione per la vetta. Raggiunta la vetta si troverà, sulla destra, il villaggio nuragico. DescrizioneIl tempio di Sa Domu de Orgìa (conosciuto localmente come Domu 'e Urxìa, ossia "Casa della Fata Malefica") è il più grande tempio a megaron nuragico attualmente conosciuto. Situato a quasi 1.000 m. di quota, il monumento può essere definito un vero e proprio “santuario delle vette”, eretto in prossimità di una antica pista per la transumanza del bestiame verso le subregioni del Gerrei e del Salto di Quirra, in una zona di alti pascoli frequentata almeno dall’Età nuragica. Nella tradizione popolare il luogo è legato ad un'antica credenza che ricorda come Urxia, la maga crudele, custodisse dentro sotterranei inaccessibili della sua casa stregata, realizzata con massicce pietre, un contenitore pieno d'oro e d'argento accanto ad un altro ove si sarebbero annidate is muscas macceddas: ("le mosche assassine”, assetate di sangue). I violatori de su scusorxu, “il tesoro”, se vorranno impadronirsene dovranno indovinare in quale dei contenitori sono in agguato le mosche assassine per evitare di cadere vittime del maleficio della strega Urxìa. Il tempio, di pianta rettangolare allungata, presenta i paramenti dei fianchi che si prolungano con ante, limitando due spazi rettangolari aperti sulla facciata e nel prospetto posteriore (pianta doppiamente in antis). L’intera struttura è costruita con grandi blocchi non squadrati, di schisto cristallino grigiastro, disposti in filari regolari, senza impiego di alcuna malta cementizia, secondo la tecnica costruttiva “a secco”. Il megaron è racchiuso entro un grande recinto ellittico (asse maggiore m 48,50; asse minore m 28) avente funzione di temenos, ossia di delimitazione dell’area sacra. Il sacello presenta una planimetria con una successione di 4 spazi - disposti sull’asse longitudinale - di cui due interni: un vestibolo - esposto a sud - dal quale avviene l’ingresso, dotato lungo le pareti di banconi-sedile utilizzati dai fedeli anche per deporre oggetti votivi; la grande sala principale al centro (di m 8 x 5,15); il vano minore a nord, con funzione di Sancta Sanctorum (spazio riservato agli officianti i culti) , anche questo dotato di banconi-sedile; tra le ante posteriori, infine, si colloca il secondo vestibolo. L’inclinazione dei muri, insieme al ritrovamento di molte lastre di pietra ancora nella posizione di caduta, fanno supporre un originario tetto a doppia falda (con prospetto e retrospetto “a timpano”), coperto con lastre di pietra anziché con frasche. Per decenni il monumento è stato attribuito ad epoca relativamente tarda (punica o romana) ma recenti scavi archeologici (coordinati dall’Archeologa M. Ausilia Fadda della Soprintendenza Archeologica) hanno confermato la cronologia “alta” per il monumento, la cui costruzione risale al XIII secolo a.C. circa; la frequentazione del luogo sacro è proseguita però fino all'età romana. Nel vestibolo di facciata, in corrispondenza dei banconi-sedile, i recenti scavi archeologici hanno restituito un'importante serie di oggetti votivi, tra i quali un gruppo unitario di pregevoli bronzetti. Si tratta di una composizione straordinaria, una complessa scena d’offerta con più personaggi: un cacciatore offerente, con una mano tiene un piatto e con l’altra un cervo morente che un cane tenta di sbranare; attorno due figure di oranti (con pugnale sul petto) offrono un’olla appesa ad una corda; seguono due sacerdotesse, con lunghe tuniche ed ampi mantelli, che pregano con le braccia aperte tenendo nella mano destra un lume acceso; un arciere con elmo con corna e gonnellino borchiato. A queste figure si aggiungono, inoltre, un toro con uccellino tra le grandi corna, un muflone ed un uccello, originariamente infisso sulla punta di una spada, offerto come preda di caccia; infine un’altra figura maschile - dal vano centrale del megaron -reca un muflone sulle spalle. Non distante da Sa domu de Orgìa, sul Monte Santa Vittoria, si estendono per alcuni ettari i resti di un notevole villaggio nuragico; l’insediamento - in corso di scavo - comprende capanne circolari in uno spazio in parte racchiuso da mura ciclopiche, un nuraghe, un curioso recinto megalitico ed un pozzo sacro. CronologiaEtà nuragica BibliografiaM.A. Fadda, I templi a megaron in Sardegna. Un esempio particolare nel territorio di Esterzili, in “L’eredità del Sarcidano e della Barbagia di Seulo”, a cura di M. Sanges, Sassari, 2000, Muros, lackwood & Partners M.A. Fadda, Nuove acquisizioni del megalitismo nel territorio della provincia di Nuoro, in “Aspetti del megalitismo preistorico”. Atti del I Convegno di Studi (Lunamatrona, settembre 2001), 2001, Tipografia Grafica Parteolla M.A. Fadda, Il Museo Archeologico Nazionale di Nuoro, Collana “Sardegna Archeologica”, Serie Guide e Itinerari, 17 (nuova edizione), Sassari, 2006, Carlo Delfino Editore, p. 72-75, figg. 80-84 |
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Gruppo votivo figurato con scena di offerta |
