.Il Sarcidano: Orroli, Nuraghe Arrubiu
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Ubicazione/Come arrivareDa Orroli prendere la S.P. 10 per Escalaplano; giunti al km 9 si svolta a sinistra in una strada che porta - dopo km 3,5 - direttamente all'area archeologica Informazioni TuristicheOrarioTutti i giorni nei seguenti orari: da novembre a febbraio 9-13 / 15-17; da marzo ad ottobre 9-13 / 15-20,30 CostoIntero: 4 €; ridotto 2; il costo del biglietto comprende la visita guidata (facoltativa) GestioneCooperativa Is Janascell. 0782847269DescrizioneIl nuraghe Arrubiu (o Orrubiu), nome che significa “Rosso” per la colorazione dei licheni, è stato definito “Il gigante Rosso” a causa delle sue dimensioni, che gli attribuiscono il primato del più grande tra tutti i nuraghi ed i restanti monumenti megalitici della Sardegna preistorica. L’Arrubiu vanta diversi records tra i quali quello di essere stata la più alta costruzione in pietra del Mediterraneo protostorico (quindi prima dell’Età Classica), ad eccezione – naturalmente - delle piramidi! Il monumento è, inoltre, l'unico nuraghe attualmente noto con un bastione pentalobato (ossia con cinque torri addizionate intorno al mastio secondo una disposizione pentagonale). La planimetria generale del monumento è assai complessa e consta di almeno 19 torri articolate intorno a diversi cortili; partendo dal centro si hanno in successione le seguenti strutture: mastio (o torre maggiore, centrale); bastione - dal profilo retto-curvilineo - con 5 torri ai vertici di un pentagono; antemurale (cinta esterna), con ulteriori 7 torri, che racchiude diversi cortili intorno al bastione; altra cortina muraria esterna con 5 torri; infine altre 3 probabili torri, non raccordate con quelle precedenti, potrebbero portare a 21 il numero totale di queste strutture. Le costruzioni del nuraghe occupano una superficie di circa 3000 mq. escluso il villaggio che si trova al di fuori delle cinte murarie. Il nuraghe Arrubiu è frutto di una progettazione unitaria per quanto attiene mastio e bastione pentagonale, realizzati nella medesima fase nel XIV secolo a.C. Non sia hanno ancora elementi certi per stabilire che anche l’antemurale e la cinta più esterna fanno parte di questa fase e rientrano anche loro nell’originaria idea progettuale. La realizzazione unitaria di questo impianto è provata dal ritrovamento dei frammenti di un vaso per unguenti - alabastron, di produzione micenea (ossia proveniente dalla Grecia dell’Età del Bronzo) - distribuiti nei livello di fondazione del mastio, del bastione e del cortile; il contenitore, - risalente appunto al XIV secolo a.C., venne forse frantumato ritualmente proprio per propiziare il buon esito della costruzione del monumento. L’abbandono delle strutture avvenne invece intorno al X-VIII secolo a.C. a causa di un improvviso e rapido crollo che provocò la distruzione totale di tutta la parte alta delle diverse parti del bastione, crollo causato forse dal cedimento del basamento geologico di roccia sul quale l’imponente monumento poggia. I rovinosi crolli riempirono per molti metri i cortili interposti tra le torri e le cortine murarie, impedendo l’accesso diretto alle camere e la funzionalità originaria delle architetture. In età romana (dal II secolo a.C. al V d.C.) sulla sommità dei crolli furono realizzati due veri e propri “laboratori enologici”, strutture articolate consistenti in manufatti in pietra per la pigiatura dell’uva. Questi due impianti sono stati scavati scientificamente, documentati, smontati e ricomposti all'ingresso dell'area archeologica. Il mastio - o torre centrale – comprende una camera coperta a tholos alta circa 11 metri, ancora perfettamente intatta. Originariamente altre due camere ed una terrazza finale si sovrapponevano al vano del piano terreno fino a raggiungere un’altezza compresa tra i 25 ed i 30 metri ; questa quota è stata calcolata con l’applicazione di softwer informatici elaborati per schedare tutti i blocchi di pietra dei crolli, studiare le dinamiche del crollo medesimo e ricostruire virtualmente le strutture originarie. Di fronte alla torre centrale è presente uno spazioso cortile - sul quale si affacciano gli ingresso ad alcune torri del bastione - nel quale venne scavato un canale per il drenaggio delle acque piovane ed un pozzo per la loro raccolta. Le altre torri del complesso, che in origine avevano altezza digradanti dal centro verso l’esterno del complesso, sono ancora parzialmente in corso di scavo. Lo spazio tra il bastione e l’antemurale è diviso in quattro ampi cortili oltre i quali si estende il villaggio consistente soprattutto in capanne di pianta circolare. Lo scavo del villaggio e’ giunto ad una fase preliminare che ha appurato il massiccio riutilizzo di alcune strutture in età romana e medievale. Lo scavo archeologico del complesso dell’Arrubiu ha restituito una gran mole di reperti in corso di studio; tra i più significativi - oltre al citato alabastron – un’olla con quattro anse rinvenuta entro una fossa praticata negli strati più antichi della camera inferiore del mastio, dove venne calata durante una cerimonia compiuta in un momento già avanzato della vita nel nuraghe. CronologiaEtà nuragica Bibliografia
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Alabastron |
