.Il Supramonte: Villaggio nuragico di Tiscali

Dorgali-Oliena, Villaggio nuragico di Tiscali
  • Tipo - Villaggi nuragici in grotta
  • Nazione - Italia
  • Regione - Sardegna
  • Provincia - Nuoro
  • Comune - Dorgali/Oliena
  • Località - Monte Tiscali
  • Proprietà - Statale
  • Data compilazione - 1 marzo 2006
  • Autore - Graziano Caputa

Ubicazione/Come arrivare

Dall'ingresso della Valle di Lanaitto seguire le indicazioni per Sa Sedda 'e Sos Carros; si procede a sinistra per 700 m, per poi continuare a piedi su una mulattiera, sino a trovare una freccia dipinta su una pietra. Lasciato il viottolo si risale il pendio, si passa in uno stretto varco e si prosegue sino alla dolina. Si suggerisce, comunque, di non avventurarsi da soli nella valle per la possibilità di perdere facilmente l'orientamento.

Informazioni Turistiche

Orario

Estivo (maggio-settembre): 9-19; invernale (ottobre-aprile) 9-17

Costo

€ 5,00; ridotti: € 1,50

Gestione
Cooperativa “Ghivine”
tel./fax. 078496721, cell. 3388341618
http://www.ghivine.com
ghivine@tiscali.it

Descrizione

Il singolarissimo abitato nuragico di Tiscali sorge sull’aspro monte omonimo, nella parte terminale della valle di Lanaitto, in uno dei siti più spettacolari e selvaggi del Supramonte. L’aspetto che lo rende del tutto unico è dato dall’essere stato realizzato all’interno di una grande grotta - ampia circa 150 metri - dalla volta parzialmente crollata, definita spesso come “dolina”. Il sito, estremamente suggestivo ma difficile da raggiungere, fu scoperto casualmente, in seguito al bisboscamento, negli ultimi anni anni del XIX secolo. Nel 1910 Tiscali fu fatto conoscere dallo storico Ettore Pais e successivamente dall’archeologo Antonio Taramelli negli anni ‘30; tutti e due ebbero modo di osservare le strutture delle capanne ancora pressoché intatte; entrambi considerarono l’insediamento uno degli ultimi rifugi dei sardi che cercavano di sfuggire alla conquista da parte di punici e romani, benché il Taramelli non trascurasse la possibilità che fosse anche un luogo sacro dei nuragici.

Al sito si accede attraverso una specie di grande “finestrone” apertosi per il crollo naturale della volta di roccia della grotta. Le prime tracce della presenza umana nell’area si datano al Neolitico; all’interno della grotta risalgono invece all’Età del Bronzo Medio (intorno al XV sec. a.C.). Dal 2000 è in corso l’indagine archeologica (condotta dall’archeologa M. Ausilia Fadda della Soprintendenza archeologica), per chiarire la reale datazione delle strutture che formavano le due zone distinte di un villaggio unico, sviluppatosi certamente in fasi tarde della civiltà nuragica e forse riutilizzato anche in età punica e romana. Il primo “settore” dell’abitato è situato, in forte pendio, nei quadranti esposti a nord; comprende una quarantina di capanne circolari o pressoché ellittiche. Il secondo gruppo di strutture, posto a sud-ovest si compone di una trentina di vani decisamente più piccoli, tutti quadrangolari tranne uno; si appoggiano in gran parte alla parete di roccia ed è verosimile un uso differente rispetto a quello degli ambienti del primo gruppo.

Tutte le strutture attualmente visibili (del IX-VIII sec. a.C.) sono realizzate con pietre calcaree legate con malta d’argilla, a formare murature di capanne sia circolari che rettangolari, oggi fortemente degradate per i crolli e le azioni vandaliche. Gli architravi di tutte le costruzioni sono in legno di terebinto o ginepro e non in pietra, come accade invece normalmente nelle capanne nuragiche.

Le due capanne circolari conservate meglio all’epoca del Taramelli avevano un’altezza tra i 3 e i 4 metri, pareti spesse circa un metro e diametro interno di circa 3 metri. Originariamente la copertura dei vani doveva essere realizzata con travi lignee e/o frasche come nelle attuali pinnettas. Ancora in discreto stato una capanna (con diametro esterno di circa 5 metri) che conserva una nicchia, alcuni stipetti e l’originale architrave in legno di terebinto. Originariamente la copertura conica doveva essere realizzata “a scudo”, con travi radiali ricoperte di frasche.

L’ipotesi che Tiscali oltre che luogo di rifugio potesse essere anche luogo di culto è suggestiva e non improbabile visto che in altri luoghi dell’Isola - come le grotte Pirosu di Santadi-CA e Sa Oche di Oliena  - i nuragici hanno adorato in grotte alcune delle loro divinità.

Dal sito provengono, per il momento, solo scarsi reperti: ceramiche nuragiche (in particolare alcune con decorazione a cerchielli attribuibili al IX-VIII sec. a.C.) e    di età romana;  è documentata anche una frequentazione altomedievale.

Cronologia

Età nuragica - Dal Bronzo Medio alla prima Età del Ferro (XV-VIII secolo a.C. circa)

Bibliografia

  • E. Pais, Tiscali nel Nuorese, in “Rivista d'Italia”, febbraio 1911
  • A. Taramelli, Dorgali (Nuoro) Esplorazioni archeologiche nel territorio del Comune, in “Notizie degli Scavi”, IX, 1933, pp. 347-380
  • A. Moravetti, Serra Orrios e i monumenti archeologici di Dorgali , Collana “Sardegna Archeologica”, Serie Guide e Itinerari, 26, Sassari, 1988, Carlo Delfino Editore, p. 97-105
Dorgali, Oliena: Villaggio nuragico di Tiscali

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